NON C’È LIBERAZIONE SENZA ANTIFASCISMO QUOTIDIANO

È inutile negarlo: mai come ora siamo sommersi da una normalizzazione dell’intolleranza. Nei bar, sui social network, al mercato, ovunque, ci troviamo di fronte ad episodi di palese discriminazione e siamo costretti ad ascoltare discorsi di odio e non troppo celato razzismo.

Pochi giorni fa, quando un incendio distruggeva alcune baracche del campo rom di via Menotti a Cinisello Balsamo mandando una madre ed un bambino di un anno e mezzo all’ospedale in fin di vita, il leader della Lega Nord cittadina sfruttava l’episodio per parlare di “integrazione impossibile” e chiedere che «queste persone» venissero cacciate «fuori dalle palle». Sui social network altri esponenti e seguaci commentavano festeggiando l’avvenimento e lanciando lo slogan #cinisellopulita. Come mai nel dibattito pubblico non si sono levate voci di protesta e di unanime condanna? La verità è che ci stiamo sempre più abituando a questo tipo di episodi tanto da diventare “insensibili” all’intolleranza.

Dappertutto in Europa e nel mondo i partiti dell’estrema destra macinano consensi, ormai liberi di pronunciare su tv e giornali parole fino a pochi anni fa ritenute inaccettabili; quasi quotidianamente assistiamo ad episodi di violenza, odio e prevaricazione. Nel luglio dello scorso anno a Fermo un simpatizzante di Casapound uccideva il 36enne Emmanuel Nnamdi dopo avergli più volte rivolto insulti razzisti. Gran parte dei media nazionali hanno parlato dell’episodio come di una “rissa” e non hanno ritenuto doveroso etichettarlo per quello che è stato: un’aggressione fascista.

C’è una certa tendenza a minimizzare il pericolo di fascismo, per il semplice fatto che non lo si riconosce come tale. «Sarebbe confortevole – scrive Umberto Eco in un famoso saggio – se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: “Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane”. Ahimè, la vita non è così facile». Il fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti: più che una determinata forma storica, infatti, esso rappresenta un atteggiamento adattabile e replicabile nelle situazioni e nei contesti più diversi.

Ma ciò che più fa specie è come la cultura di estrema destra sia riuscita ad egemonizzare il discorso pubblico. Essa rappresenta una sorta di “spirito del tempo” in espansione che confeziona gli argomenti e, con essi, le cornici entro cui leggerli e le parole con cui discuterne. Così, ad esempio, quando riteniamo possa essere utile dire la nostra sull’”allarme sicurezza” stiamo già cascando nell’abile trappola di chi ha interesse a fomentare un’”emergenza” sebbene i reati siano in progressivo calo da anni. Oppure quando accettiamo di parlare di culture come di blocchi immutabili, omogenei e privi di divisioni interne (la cultura orientale, la cultura araba, ecc…) – mentre ogni cultura non è che il risultato di un continuo processo di rielaborazione portato avanti da donne, uomini e bambini che ne sono portatori – finiamo per contribuire alla contrapposizione “noi-loro” tipica di chi vaneggia di uno “scontro di civiltà”.

La legge che regola l’immigrazione in Italia – e che rende pressoché impossibile l’immigrazione regolare – porta il nome dei due ex leader dell’estrema destra Umberto Bossi e Gianfranco Fini. «Eppure – osserva Giuliano Santoro su Letteraria – il discorso corrente, quello che passa di bocca in bocca e che anima i talk show politici e i dibattiti parlamentari, racconta di un paese in preda all'”invasione”, al “buonismo”, all’immigrazione fuori controllo». Quella stessa legge, grazie al ricatto sul permesso di soggiorno, contribuisce a quell’”etnicizzazione” del mondo del lavoro (essenza materiale del razzismo su cui poggia anche il razzismo come “idea”) per cui il fondo della scala sociale corrisponde al fondo della scala “razziale”.

L’ascesa di queste nuove forze sul piano politico e culturale ha inoltre prodotto un’affannosa corsa verso destra. Ma chi sceglie di inseguire non fa che alimentare quella stessa tendenza che intendeva scongiurare, dando una sorta di avallo e una patente di normalità alle tesi delle destre più estreme. Per limitarci alle ultime settimane, il Governo targato Pd ha fabbricato: un decreto sulla “sicurezza urbana” che criminalizza i poveri e gli “indecorosi”; un accordo con la Libia (o quel che ne resta) che prevede la costruzione di centri di detenzione in territorio libico e mira ad impedire l’emigrazione verso l’Europa; un decreto sull’immigrazione che stabilisce una sorta di “diritto etnico” differenziato e la riapertura dei disumani ed inutili Cie. Se volessimo guardare alla realtà di Cinisello anche qui possiamo notare alcuni interventi che sembrano rincorrere l’ultra-destra sul suo terreno: dalle pistole ai vigili urbani ai 700.000 euro spesi per l’ampliamento del sistema di videosorveglianza..

Mai come oggi, però, è necessario puntare il dito contro tutte le forme di fascismo – magari meno visibili e travestite, ma non per questo meno virulente e invasive – per riconoscerle, smascherarle, contrastarle, ogni giorno in ogni parte del mondo. Si tratta dunque di applicare un credo antifascista nella quotidianità, per strada, nelle scuole, al lavoro; combattere ogni accenno di razzismo, di odio, di violenza, sopraffazione, discriminazione attraverso un’educazione collettiva, una riappropriazione dell’esercizio politico quotidiano, reagendo alle ingiustizie e costruendo pratiche di liberazione da tutte le oppressioni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...