CASA: DIAMO I NUMERI?

16463823_1213455398708572_7433068568765607493_o

L’occupazione di via Filzi ha riaperto una volta di più il dibattito sulla questione abitativa nella nostra città. Il tema è sempre più centrale in un contesto di 75 mila abitanti con un reddito medio che viaggia sui 19.900 euro annui e dove, a grande maggioranza, le abitazioni sono di proprietà privata o delle cooperative. Crisi economica e trasformazione demografica della popolazione, infatti, sono questioni strettamente legate al disagio abitativo. Cinisello Balsamo ha assistito, negli ultimi anni, ad un declino ed invecchiamento demografico in un periodo di impoverimento e precarizzazione generale. Ciononostante le politiche pubbliche hanno continuato a rivolgersi ad un sedicente ceto medio proprietario sempre più inesistente. Ma non basta fare politica per la classe media perché la classe media compaia.

Da questo punto di vista, proviamo a fare chiarezza intorno al problema casa a Cinisello Balsamo, riprendendo i punti che il sindaco Trezzi ha esposto nel pubblico dibattito che ha instaurato con noi e provando a confrontare i piani dei tre protagonisti cittadini: Comune, cooperative e privati.

VUOTI – SPESE – ALLOGGI

Il 19 marzo 2015 la Giunta Comunale di Cinisello Balsamo approva un piano per la vendita di 22 alloggi popolari per 2.053.000 €, secondo una strategia che prevede il «reimpiego dei proventi derivanti dalle vendite» per la manutenzione del patrimonio Erp (per 315.000 €, cioè il 17%) e per l’acquisto di nuovi alloggi popolari (per 1.535.000, cioè l’83%)[1].  A fine dicembre 2015 risultavano venduti 10 appartamenti per un totale di 1.100.000 €, ma ad oggi non sono stati reinvestiti (se non, a detta del sindaco, nella ristrutturazione di alcuni appartamenti comunali). Questo, dunque, segna un primo punto: la vendita di case popolari, in un contesto (politico e urbano) dove è impossibile costruirne di nuove, risulta un’inutile aggravio del problema, con il Comune che si priva da solo delle proprie infrastrutture sociali per fare cassa.

3

Il 3 giugno 2014 il Consiglio Comunale, per proposta delle forze della destra cittadina (Berlino e Zonca) con 15 voti favorevoli (tra Pd, 5 stelle, Lega e destra cittadina) e 5 astenuti (Sel e Pd) ha approvato un emendamento che prevede un abbassamento dell’Imu sugli immobili sfitti dal 10,6 per mille al 9,5 per mille[2]. In un contesto che vede decine di famiglie senza casa, una domanda di affitti insoddisfatta e 5.568 alloggi vuoti (secondo i dati di Salviamo il Paesaggio), si è deciso dunque deciso di abbassare le tasse sullo sfitto. Certamente il pubblico non può obbligare il privato ad affittare, ma possiede degli strumenti di incentivo o disincentivo: abbassare le tasse sullo sfitto produce più appartamenti vuoti e persone senza casa.

A proposito di sfitto e invenduto viene naturale pensare alla cooperativa UniAbita ed alle sue difficoltà oggettive e dichiarate nella vendita di appartamenti nuovi (più di 120 ad aprile 2016) e meno nuovi. Sempre a riguardo, notiamo la crescente divergenza tra le condizioni d’affitto della cooperativa e le condizioni economiche degli inquilini o aspiranti tali: negli ultimi 10 anni Uniabita ha scelto di investire nel mattone e di liberalizzare il proprio piano tariffario e di offerta; ciò ha comportato, oltre ad una insopportabile dualità interna tra vecchi e nuovi inquilini, anche lo scarico del peso crescente delle perdite sulle spalle di questi ultimi, per lo più di condizione lavorativa precaria e con redditi più bassi. Da qui lo svuotamento delle liste d’attesa e l’inizio degli sfratti[3]. Una scelta saggia del Comune può far sì che il principale proprietario di case in città (la cooperativa) abbandoni le sue velleità immobiliariste e torni alla sua funzione sociale originale: assicurare, sul principio mutualistico, una casa ai redditi più bassi, in assenza di edilizia pubblica.

2

Sempre per quanto riguarda i privati, infine, notiamo un altro dei paradossi del nostro libero mercato locale: mentre le tasse sullo sfitto ed i prezzi degli alloggi in vendita diminuiscono, aumenta però il costo degli affitti. Ancora una volta non è possibile considerare le istituzioni come impossibilitate a intervenire. Il legislatore, lo ripetiamo, ha a sua disposizione strumenti di pressione e organizzazione. Ci viene risposto che l’Agenzia Casa è questa risposta e che rappresenta un’eccezione positiva nei comuni dell’hinterland. Non lo mettiamo in dubbio. Ciò che mettiamo in dubbio sono i numeri dati a fronte delle effettive richieste e necessità: nell’anno 2015/2016 sono stati forniti contributi pari a 305 mila euro per una spesa totale di oltre 480 mila euro; nel 2016 sono state 20 le domande di alloggio soddisfatte, a cui si sommano le 29 del 2015, su 734 presenti in graduatoria. Sui 107 sfratti convalidati nel 2015/2016, il 48% dei nuclei ha trovato una diversa soluzione abitativa. Ma la nostra domanda è: e i rimanenti? Non stiamo parlando di un “residuo fisiologico”, ma della stragrande maggioranza.

1

Anche qui avanziamo una proposta: si apra un serio tavolo partecipativo sulla questione casa, con la partecipazione del Comune, dei privati, delle cooperative e delle associazioni cittadine e di abitanti, che abbia l’obiettivo di stilare una carta programmatica capace di adeguare la politica sulla casa alla condizione sociale reale della popolazione. Non crediamo agli “uomini soli al comando” (in questo caso alla “donna sola”) né riteniamo più sostenibile una frammentazione della questione abitativa sulle necessità e le richieste dei diversi soggetti protagonisti, spesso in contraddizione tra loro: serve un’azione complessiva d’insieme, che abbia come principale soggetto la popolazione affittuaria.

Una postilla, infine, dobbiamo dedicarla al rapporto tra Comune e quei privati che non vogliono affittare, ma sono proprietari di stabili in disuso da tempo. Qui l’unica alternativa che il Comune continua a proporre è la commercializzazione del vuoto. La delocalizzazione e la fine dell’età industriale ha lasciato nella nostra città e sul nostro territorio macerie e abbandoni; nel corso degli ultimi 20 anni, in assenza di grandi capitali che venissero ad investire in lauti affari o progetti di riqualifica chic come quelli che dominano il panorama del capoluogo, il riutilizzo ha coinciso con il sorgere di nuovi centri commerciali, dai più grandi a quelli di quartiere. Pur riconoscendo la validità del commercio di prossimità (che non riguarda le aziende della Grande o Media distribuzione organizzata), pensiamo che una politica pubblica che parli ai bisogni sociali crescenti di una popolazione precaria e con meno potere d’acquisto debba concentrarsi sulla questione abitativa, su una ridefinizione dei servizi sociali (al netto della crisi fiscale degli enti locali) secondo un’ottica mutualistica e sul riutilizzo partecipato degli immobili (pensiamo, ad esempio, al caso dell’ex Paganelli di via Monfalcone). Da questo punto di vista, capite bene che ci risulta intollerabile la destinazione d’uso commerciale per una palazzina – quella di via Filzi –potenzialmente già pronta ad accogliere decine di persone in stato di necessità.

Sappiamo che ai tempi del populismo renziano va di moda definire chi esprime dissenso e critica come “gufi”. Noi non facciamo profezie di malaugurio, né vogliamo dire solo “no”: basandoci su dati reali, chiediamo un cambio netto nelle politiche cittadine sull’abitare. In attesa, però, le famiglie con bambini che rimangono per strada, hanno il bisogno di non morire di freddo senza un tetto. Perché la “bomba sociale” dei senza casa sta crescendo e se non si cambia rotta adesso, si pagheranno le conseguenze in futuro. Con chiunque governerà.

4

Sulla questione della videosorveglianza si veda questo articolo.

[1] 19/03/2015, APPROVAZIONE DELLA MODIFICA AL PROGRAMMA DI VALORIZZAZIONE E RAZIONALIZZAZIONE DEL PATRIMONIO DI EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA APPROVATO CON DGC 337/2014,  http://atti.comune.cinisello-balsamo.mi.it/publishing/DD/docDetail.do?docId=99093

[2] 03/06/2014, IMPOSTA MUNICIPALE PROPRIA – TRIBUTO PER I SERVIZI INDIVISIBILI – DETERMINAZIONE DELLE ALIQUOTE E DELLE DETRAZIONI PER L’ANNO DI IMPOSTA 2014

[3] http://www.uniabita.it/allegati/1305%5EBilancio%20Esercizio%20al%2031-12-2015.pdf

«A fine 2015 gli alloggi oggetto di disdetta risultavano 23 mentre quelli assoggettati a procedure di sfratto erano 36 di cui 7 a disposizione del Comune […] D’altra parte la lista di attesa annoverava 173 alloggi, in diminuzione rispetto alla fine del 2014, che per il 50%, si ritiene, non saranno assegnati.»

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...