A CHI SERVE LA VIDEOSORVEGLIANZA?

cctv

Negli ultimi anni le amministrazioni cittadine stanno concedendo molto a chi preme sull’acceleratore securitario. Il recente esempio dell’estensione della videosorveglianza a Cinisello Balsamo ne è un esempio. Ma, sebbene l’equazione “più videocamere = maggiore sicurezza” appaia a molti come una certezza granitica, non esistono certezze sull’efficacia del dispositivo. Le ragioni di questi interventi sono in tutto e per tutto politiche e dimostrano una certa volontà di puntare su strategie immediate e d’impatto mediatico, a scapito di interventi di progettazione a più lungo termine che favoriscano l’integrazione e la costruzione di reti sociali e mutualistiche e che difendano quei diritti basilari sempre più colpiti dalle forbici governative.

Il 10 novembre 2016 la giunta comunale di Cinisello Balsamo ha dato il via, mediante una delibera, al progetto di estensione del sistema di videosorveglianza comunale. L’intervento, salutato dalla stampa come il «modello perfetto» di videosorveglianza, prevede l’ampliamento del sistema già esistente con 24 nuovi “varchi” da sorvegliare (1). Ai 35 punti già interessati si aggiungono 14 “varchi di accesso” alla città per permettere «un controllo dei flussi video di ingresso costante e permanente 24 [ore] su 24» e 10 punti di osservazione nei luoghi ritenuti più “sensibili” della città.

Negli anni immediatamente precedenti, una serie di interventi di ampliamento, manutenzione e riparazione erano già stati effettuati, per un totale di 223.075 euro (e molto probabilmente qualche cifra ci sfugge):

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L’attività di studio e progettazione per il nuovo ampliamento è stata affidata, nel 2011, ad uno studio tecnico, il quale nel dicembre 2013 ha emesso un preventivo di parcella aggiornato pari ad euro 33.122,28 euro (2). Per la realizzazione del progetto in questione si prevede una spesa di 711.032,00 euro, di cui circa 550.000 euro nell’immediato e il restante in previsione futura. Una parte dei fondi (38.958 euro) proviene da un bando di Regione Lombardia.

Qui sotto, nel dettaglio, i luoghi interessati e i costi dell’estensione della videosorveglianza:

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L’obiettivo di questo intervento, si legge nella relazione di fattibilità del progetto, è quello di perseguire «la sicurezza urbana, […] per migliorare le condizioni di vivibilità nei centri urbani e la convivenza civile e coesione sociale». Insomma, l’assunto alla base del progetto è quello secondo cui un maggior numero di videocamere consentirebbe di abbattere i numeri della criminalità, di diminuire i furti e, più in generale, i reati in città.

L’equazione “più videocamere = maggiore sicurezza” appare una certezza granitica di molte amministrazioni e di tanti abitanti. Ma è proprio vero quanto si dice? Davvero la videosorveglianza funziona?

La videosorveglianza funziona?

Il ricorso ai sistemi di videosorveglianza degli spazi urbani è motivato dalla volontà di ridurre i reati sul territorio e di “combattere la criminalità”. Negli anni sono state condotte decine di ricerche che sono giunte a conclusioni diverse tra loro. Ma in generale, negli studi sull’argomento, è difficile trovare giudizi completamente entusiastici rispetto a questo tipo di dispositivo. Soprattutto in Italia non esistono studi scientifici sull’efficacia del mezzo. Esiste, invece, una ricerca che studia la videosorveglianza dal lato di chi guarda e non di chi è guardato. Essa sottolinea come attraverso l’attività di videosorveglianza si tenda a ridurre l’identità delle persone ai soli fattori ascritti (sesso, etnia, età…), creando seri rischi di discriminazione sessuale ed etnica e di invasione della privacy (3).

Per quanto riguarda l’esperienza sul campo, ci sono una marea di esempi che sembrano testimoniare il fallimento della videosorveglianza vista come panacea per tutti i mali urbani. Il più eclatante è senza dubbio quello di Londra, la «città al mondo che più ha investito in telecamere per il controllo della città» (500 milioni di sterline), dove nel 2009 la polizia ha diffuso un rapporto secondo cui, nonostante essa avesse a disposizione ben 60.000 telecamere, solo il 3% dei reati di strada erano stati risolti grazie ad esse.

Restando nel Regno Unito, nel gennaio 2015, un articolo pubblicato da Bbc ha rilevato il progressivo abbandono del ricorso alla videosorveglianza dopo vent’anni di espansione. In Galles la marcia indietro è stata voluta dalla polizia stessa che, mediante uno studio, ha sostenuto che i tagli al sistema di videosorveglianza non comporterebbero un aumento significativo della criminalità e dei comportamenti anti-sociali e che non vi sia nulla che provi che la presenza di sistemi a circuito chiuso funga da deterrente rispetto ai reati comuni.

Pochi giorni fa, invece, Mediapart ha rivelato che l’attentatore di Nizza è stato ripreso, nei giorni precedenti ai fatti, per ben 11 volte, nei luoghi della strage a bordo del suo camion. Quello di Nizza è il sistema più grande e costoso dell’intera Francia e possiamo ricordare le dichiarazioni del sindaco della città che bacchettava quello parigino, dopo i fatti nella sede di Charlie Hebdo, in quanto «se Parigi possedesse un sistema di videosorveglianza come il nostro, i terroristi non avrebbero oltrepassato 3 incroci senza essere neutralizzati e arrestati». Per Laurent Mucchielli, ricercatore che da anni si occupa di questi temi, si tratta dell’ennesima conferma che, «per quanto ne dicano i politici, la videosorveglianza non protegge i cittadini».

Già in passato Mucchielli aveva sostenuto, dopo una ricerca condotta sulle città di Lione e St. Etienne, che «la videosorveglianza costa molto cara e non serve a molto». A St. Etienne nel 2008, a fronte di 1,3 milioni di euro annui, la videosorveglianza è stata efficace nel trattare solo l’1-2% del reati urbani. A Lione, analogamente, a fronte di un costo annuale di 2,7 / 3 milioni € annui, nello stesso anno, essa si è resa utile solo nell’1,6% dei casi (4). Sempre in Francia, è la stessa associazione dei produttori che si occupano di videosorveglianza a sottolineare come la videosorveglianza diffusa non sia così efficace in rapporto ai costi (sebbene lo faccia per sostenere il ricorso ai nuovi droni).

Per quanto riguarda l’Italia possiamo riportare il commento di un “security manager” di un’azienda di sorveglianza, secondo cui: «La videosorveglianza collegata con schermi agli uffici dei Vigili Urbani non previene i furti, soprattutto se alle ore 20:00 nessuno osserva più i monitor. Le telecamere registrano l’evento per consentire l’arresto dei ladri, ma non aiutano la prevenzione e non ne assicurano la cattura, soprattutto se i ladri sono professionisti con banali accorgimenti possono evitare di farsi identificare. Bastano dei passamontagna ed un’auto rubata per rendere inutile il filmato registrato.».

Il collettivo Anopticon, invece, ha effettuato uno studio sull’efficacia del sistema di videosorveglianza della città di Venezia. Il risultato?

La prevenzione non è di fatto avvenuta in alcun modo. Dall’analisi delle mozioni in Consiglio Comunale riguardanti la sicurezza e la videosorveglianza (periodo 2005-2013) emerge che nelle aree d’interesse si verificano problemi di sicurezza nonostante le telecamere di videosorveglianza. […] Basta visitare gli appositi luoghi per vedere come siano ancora in essere indisturbate le “pratiche”. Non è l’unico caso, ce ne sono molti, molti altri… Riguardo ai fatti di microcriminalità (questa è una parola dinamica che cambia il suo significato nel tempo), nel nostro archivio ci sono molti fatti di microcriminalità che sono avvenuti ed impuniti in area videosorvegliata, alcuni dei quali sono citati in seguito… La “conseguente maggiore sicurezza ai cittadini” non è quindi perseguita come obiettivo.

Dunque a chi serve la videosorveglianza?

Se la videosorveglianza non è così fondamentale nel combattere la delinquenza, perché le istituzioni continuano a inseguire come una certezza inconfutabile questa credenza? Una possibile risposta la possiamo trovare nelle pagine di una ricerca francese, in cui si legge: «Mentre gli effetti della videosorveglianza non sono misurabili in termine di riduzione della delinquenza, la percezione d’insicurezza è quotidianamente influenzabile». Le ragioni dunque sono politiche.

Sebbene in Italia, secondo gli ultimi dati disponibili, i reati denunciati siano sensibilmente calati (- 4,5%), soprattutto furti (- 7%) e rapine (- 10%), continua a resistere una grande sovraesposizione mediatica dei reati rispetto al loro peso sociale reale. Basti vedere questo grafico a cura dell’Osservatorio di Pavia sulla Sicurezza:

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La tradizionale “emergenza sicurezza” assume oggi i contorni dell’ideologia del decoro, della contrapposizione decoro/degrado, di una narrazione che si sofferma alla superficie dei problemi urbani e pretende di rimuoverli con una spugnetta. È un meccanismo che possiamo quotidianamente riscontrare anche nella nostra città: tra gli articoli acchiappa click dei quotidiani locali e le dichiarazioni di una grande fetta di politici locali, negli ultimi anni si sta affermando una visione di Cinisello come di una città costantemente vittima della criminalità, del “degrado”, della sporcizia. Ciò accade nonostante le statistiche dimostrino che nella provincia di Milano i furti con destrezza siano calati dell’8,50% nell’ultimo anno (5). Eclatante in questo senso un episodio di qualche settimana fa: dopo l’uccisione dell’attentatore di Berlino alla stazione di Sesto Fs, la Lega cittadina fa circolare una notizia completamente inventata secondo cui l’uomo sarebbe “partito da Cinisello Balsamo”. Le indagini potrebbero smentire completamente l’ipotesi, eppure nell’immaginario di molti resterà l’immagine di una città e di un quartiere (Crocetta) come delle possibili culle di formazioni terroristiche.

Sebbene questo tipo di visioni rappresentino solo una piccola parte determinata del tessuto sociale, esse influenzano innegabilmente le politiche istituzionali complessive. Per dirla con il sociologo David Lyon, di fronte a processi di disgregazione e taglio delle protezioni sociali (casa, sanità, reddito, istruzione…), stiamo assistendo ad una progressiva «espansione del mercato della sicurezza – warfare – a scapito di quello della protezione sociale – welfare». Anche a “sinistra” è sempre più condivisa una visione secondo cui «la sicurezza non deve essere prerogativa esclusiva della destra». Vediamo così la nascita delle “ronde di sinistra” in Emilia e sindaci del Pd, come Sala, invocare l’intervento dei militari in città (sebbene a Milano non esista alcuna “emergenza sicurezza”). Un trend, per la verità, per nulla nuovo (almeno ventennale), ma che vale sempre la pena ricordare.

A Cinisello Balsamo, negli ultimi anni, sta accadendo qualcosa di simile. Dalle “pistole ai vigili urbani” (dopo una raccolta firme dell’ultra-destra cittadina) all’ultimo esempio della videosorveglianza (salutata da certa opposizione come una propria conquista) le giunte cittadine stanno concedendo molto a chi preme sull’acceleratore securitario. Questo tipo di soluzioni non fanno che “semplificare” il disagio sociale, riducendolo ad una questione di ordine pubblico. Come scrive Robert Castel:

La repressione dei reati, la punizione dei colpevoli, il perseguimento di una “tolleranza zero”, a costo di dover aumentare il numero dei giudici e dei poliziotti, sono certamente dei cortocircuiti semplificatori in rapporto alla complessità dell’insieme dei problemi posti dall’insicurezza. Ma queste strategie, soprattutto se messe bene in scena e perseguite con determinazione, hanno il merito di mostrare che si fa qualcosa (non si è lassisti) senza doversi fare carico di questioni altrimenti delicate quali, ad esempio, la disoccupazione, le disuguaglianze sociali, il razzismo: fattori che sono anche all’origine del senso di insicurezza. Tutto questo può forse pagare politicamente, a breve termine, ma è assai dubbio che si tratti di una risposta adeguata alla domanda: “cosa significa essere protetto?” (6).

Insomma, interventi come l’ampliamento della videosorveglianza dimostrano una certa volontà di puntare su strategie immediate, d’impatto mediatico (e non propriamente efficaci) tralasciando interventi di progettazione a più lungo termine, che favoriscano l’integrazione, la costruzione di reti sociali e mutualistiche e difendano quei diritti basilari sempre più colpiti dalle forbici governative. Così accade che, sebbene il disagio abitativo e sociale sia sempre più diffuso, nella variazione al Bilancio del dicembre 2016 il Comune trovi ulteriori 550.000 € per questo progetto di videosorveglianza e solamente 200.000 € per il diritto alla casa e il sostegno familiare (insieme). Un modo d’agire che può produrre nell’immediato risultati elettorali favorevoli (anche se nella gara a chi è più di destra, vince sempre la destra) ma che nel lungo termine può produrre effetti sociali devastanti, perché non viviamo nel videogioco Sim City dove la “sicurezza urbana” è tanto più alta quanto maggiore è il numero di distretti di polizia (o videocamere, appunto) presenti.

Potremmo dunque proporre un gioco: domandare a ciascun abitante cosa farebbe con i fondi utilizzati per ciascun nuovo “varco” di videosorveglianza. Con i soldi per le telecamere in via De Amicis/via Paisiello (68.250 €), ad esempio, si potrebbero ristrutturare 3 o 4 alloggi pubblici inutilizzati per dare un tetto a 3 o 4 famiglie colpite dalla crisi. Con i 27.881 € che serviranno per le telecamere in via Romagna (Crocetta) si potrebbe fare partire un’attività sociale, utile per il quartiere, in uno dei tanti negozi al piano terra abbandonati da anni. E voi per cosa utilizzereste 711.032 euro di fondi pubblici?


1 La delibera è scaricabile qui: http://atti.comune.cinisello-balsamo.mi.it/publishing/DD/docDetail.do?docId=143897. [per problemi del sito il link potrebbe non funzionare]

2 http://atti.comune.cinisello-balsamo.mi.it/publishing/DD/docDetail.do?docId=127032

3 AA.VV., La videosorveglianza. Uno sguardo senza volto, FrancoAngeli, 2007

4 http://www.fisu.it/risorse/le-domande-della-sicurezza/video-sorveglianza

5 http://www.milanotoday.it/cronaca/classifica-reati-2015.html

6 R. Castel, L’insicurezza sociale. Che significa essere protetti?, Einaudi, Torino, 2011, pp. 48-49

 

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