SE LA CASA È UN DIRITTO, QUALCOSA VA STORTO

15152297_10208885229380254_1272619652_oIl disagio abitativo è reale e conclamato. A Cinisello Balsamo,  uno dei comuni con i redditi Irpef più bassi della provincia di Milano, 100 famiglie ogni mese vivono l’incubo dello sfratto e rimangono invisibili. 1000 sono le richieste di assegnazione di alloggi popolari all’anno, a fronte di 20 assegnazioni.

Quali misure può adottare il Comune in questo caso? Quale piano è stato messo in atto per fronteggiare l’emergenza?

La principale (e potremmo dire unica) pratica prospettata dall’amministrazione cittadina si basa sulla diffusione dei contratti di affitto a canone concordato. Ai proprietari viene domandato di accettare il pagamento di un affitto al di sotto del prezzo di mercato (stabilito per legge secondo criteri di posizione e stato d’uso) in cambio dell’ottenimento di agevolazioni fiscali. Questa pratica esclude tutte quelle famiglie che possono permettersi solo un affitto a canone sociale (di molto più basso) e dimostra una certa volontà da parte delle istituzioni (nazionali e regionali, prima che comunali) di scaricare la gestione del problema nelle mani del settore privato. Essa si accompagna al contributo per la morosità incolpevole, che in alcuni casi può fungere da sollievo, ma non incide minimamente sulla situazione generale.

E’ evidente come una soluzione di questo tipo – da sola – non possa funzionare, specie per un Comune come quello di Cinisello Balsamo in cui la scelta storica di affidare il problema abitativo alle cooperative edificatrici si è rilevata, negli ultimi anni, infruttuosa e difficile. Le cooperative – che posseggono l’11% del patrimonio immobiliare cinisellese (contro il 4% di edilizia residenziale pubblica) – sono state compromesse dall’accettazione delle logiche di mercato. Negli ultimi anni hanno investito 140 milioni di euro per le nuove costruzioni, ma in nessun caso si sono prospettate soluzioni rivolte alle fasce più deboli. Questa strategia ha comportato un sensibile aumento degli sfratti (5% di morosità) e delle case invendute.

A questo quadro si aggiunga la svendita di 10 alloggi di edilizia residenziale pubblica a fine 2015 e la mancata assegnazione di 8 case popolari in via Volontari del sangue; appartamenti che in un contesto di 3/4 esecuzioni di sfratto settimanali, potrebbero quantomeno alleviare la sofferenza abitativa in città.

La paura di alterare gli equilibri economici e di potere creatisi in decenni di governo della città, unita ad una certa volontà “elettorale”, bloccano le possibilità di agire con decisione nei confronti dei grandi proprietari di edifici sfitti e delle cooperative, i primi soggetti che dovrebbero assumere una responsabilità per quanto accade. Dall’altro lato l’ondata xenofoba generata e cavalcata da partiti come la Lega Nord, unita al razzismo interessato di organizzazioni cripto-mafiose che vivono all’interno delle palazzine popolari, hanno agito da freno nei confronti di quelle famiglie migranti che stanno pagando le conseguenze della crisi economica, spesso senza il supporto di un “welfare familiare”. Più volte lo stesso sindaco ha espresso la preoccupazione di “alimentare tensioni”.

In questi anni abbiamo proposto alcune soluzioni reali, dignitose ed immediate che continuiamo a rivendicare ad ogni iniziativa contro gli sfratti e per il diritto all’abitare. Con lo Spazio 20092 da più di un anno stiamo dimostrando – attraverso l’autorganizzazione ed il mutuo soccorso – che il riutilizzo di edifici abbandonati può garantire la dignità a tante famiglie nell’attesa che le condizioni economiche tornino a consentire un affitto o che i tempi maturino per l’assegnazione di quelle poche case popolari che si rendono disponibili ogni anno.

Le proposte che rivendichiamo sono le seguenti:

  • Assegnazione immediata, anche in stato di fatto, degli otto alloggi popolari di via Volontari del sangue;
  • Creazione di un tavolo di comunicazione permanente col Tribunale di Monza e gli Ufficiali Giudiziari che consenta una rapida comunicazione con l’Amministrazione – anche prima che parta l’ingiunzione – circa le situazioni di sfratto;
  • Individuazione di una struttura che possa essere utilizzata come rifugio d’emergenza;
  • Azioni decise e concrete per contrastare lo sfitto in città – in particolare nei territori maggiormente afflitti dal disagio abitativo – a partire dall’innalzamento delle tasse sulle case sfitte. Proprio l’anno scorso infatti, una delibera proposta dalla destra cinisellese ed approvata grazie ai voti del Partito Democratico ha imposto un ulteriore abbassamento delle tasse sugli immobili sfitti;
  • Sopperire alla fine del ruolo mutualistico delle cooperative tramite l’ampliamento del patrimonio di edilizia residenziale pubblico, cominciando dall’utilizzo del ricavo di vendita dei 10 alloggi popolari a fine 2015 di oltre un milione di euro.

Unione Inquilini – Cinisello Balsamo
Movimento Casa Cinisello

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